Coronavirus e condizioni meteo: possibili legami

Amici di Centro Meteo Emilia Romagna, con questo breve articolo cerchiamo di capire i possibili legami tra la diffusione del nuovo Coronavirus e le condizioni meteorologiche. Si ricorda che la situazione è attualmente in studio e quanto riportato non ha valore di riferimento sanitario. Procediamo con le considerazioni.

Per queste considerazioni in merito al possibile legame tra la diffusione del nuovo Coronavirus e le condizioni meteorologiche, ci rifacciamo a quanto pubblicato dalla Società Meteorologica Italiana Nimbus.

La domanda è semplice: la diffusione del virus trova qualche legame con le condizioni meteorologiche presenti nelle aree in cui si è maggiormente diffuso?

Come prima osservazione notiamo come i principali centri di diffusione del virus si trovino in zone che vedono in questo periodo dell’anno, condizioni di temperatura ed umidità simili. Le prime si collocano sui 5-11°C, mentre i livelli igrometrici tra il 47% e il 79%.

Questo suggerisce un tentativo di correlazione tra tempo meteorologico e contagi, roposto nello studio “Temperature and latitude analysis to predict potential spread and seasonality for COVID-19”, sottoposto a revisione sul Social Science Research Network, di un gruppo di ricercatori coordinato da Mohammad M. Sajadi (Institute of Human Virology, University of Maryland School of Medicine, Baltimora).

L’obiettivo dello studio è quello di ricercare la possibilità di prevedere l’andamento dell’epidemia nei prossimi mesi considerando anche la componente meteo-climatica.

Osserviamo i dati riferiti anche alle nostre zone

Il grafico ci viene in aiuto, analizzando il contesto termico di alcuni dei principali centri di diffusione: Seoul, Seattle, Wuhan, Piacenza, Teheran, Parigi. Queste località han fatto registrare temperature medie simili tra di loro.

Osservando località con temperature medie inferiori, come Toronto oppure Mosca, notiamo come non si sia registrata una propagazione simile. Stessa cosa analizzando il contesto di Calcutta e Singapore. 

Anzi, osservando più nel dettaglio, pare che nelle regioni con temperature più elevate il virus fatichi a diffondersi e questo accorderebbe con uno studio fatto per la SARS: esso dimostrerebbe come i coronavirus tendono a soffrire le temperature più elevate (Chan et al., 2010).

Singapore per esempio, nonostante i 5,5 milioni di abitanti e i numerosi scambi internazionali, si è registrato un numero molto contenuto di contagi(166).

Per comprendere meglio la possibile stagionalità, bisognerà osservare il comportamento del virus nei prossimi mesi per quanto riguarda l’emisfero australe. Lì infatti è atteso l’arrivo dell’inverno.

Si ricorda la massima cautela durante l’approccio a queste notizie: il tutto è in fase di studio di conseguenza le conclusioni sono alquanto premature. In ogni caso qualche indizio si inizia ad averlo e questo non può che essere un bene nel processo di accrescimento della conoscenza di questo virus.

Articolo completo su Nimbus

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