Temperatura percepita tra verità e sensazionalismo

Inizia l’estate e con essa la corsa alle temperature, con i giornali che iniziano a “sparare” 35, no 40, no 45, macché 50 gradi, per non parlare della famosa temperatura percepita. È una pura invenzione mediatica oppure c’è qualcosa di vero?

Temperatura percepita, quali opportune considerazioni è necessario fare?

Innanzitutto è opportuno specificare che il metodo migliore per parlare dell’effetto che hanno su di noi temperatura e umidità, è quello di utilizzare l’indice di disagio bioclimatico, i cui valori, adimensionali, si riferiscono a una scala di disagio che va dal “debole” al “forte”.

Windchill e temperatura apparente

Prima di parlare di temperatura percepita, è necessario parlare di Windchill. Esso è l’effetto di raffreddamento che il vento esercita sul corpo umano. In poche parole, registrare 10°C con un vento a 35 km/h ci fa sentire come a 0°C in assenza di vento. Questa è la temperatura apparente per effetto Windchill, il valore della temperatura reale, misurato con un vento che soffia ad una certa intensità, riportato ad una condizione ipotetica di ventilazione assente.

Passare alla temperatura percepita ricollegandosi al contesto del “caldo” è una situazione alquanto complessa, molto più complessa di ciò che viene lasciato trasparire dai mass media. Questo perché, come detto poco fa, non è solo l’umidità ad influire sulle nostre percezioni, ma anche il vento. Sostenere che “a 35°C col 50% di umidità si percepiscono 40°C”, è un’informazione incompleta.

Manca difatti l’ipotetico tasso di umidità, in quanto in natura è impossibile che esso sia nullo, a differenza del vento del caso precedente, il quale può risultare assente.

Inoltre, ma questo vale per entrambi gli indici, al netto della soggettività propria della percezione, non viene specificato il soggetto preso in esame. E la situazione può cambiare anche in maniera marcata, sia esso un bambino, un anziano, sano o patologico, fermo oppure in movimento.

La temperatura percepita è quindi un’invenzione mediatica?

La temperatura apparente in sé no, non è un’invenzione mediatica. Essa però lo diventa quando si “sparano” cifre nei titoli al solo scopo di gonfiare la notizia, senza minima cognizione di causa. Accade peraltro molto di frequente nel periodo estivo, quando sembra si faccia gara “a chi lo ha più lungo” o forse “a chi arriva più in alto” come meglio preferite. Questo però è un grave problema culturale che riscontriamo quotidianamente, che si parli di temperature o precipitazioni. La comunicazione sregolata è ciò che fa veramente male e che causa confusione tra i lettori.

Indice di THOM e temperatura apparente

Insomma, per ragioni di maggior correttezza e chiarezza, pur non demonizzandola, rimane più opportuno riferirsi al disagio provocato dal caldo utilizzando indici come quello di Thom. Esso tiene conto di parametri differenti, quali temperatura, umidità e vento, rapportando il tutto in una scala di disagio. Ciò, pur rimanendo il disagio un qualcosa di “soggettivo”, permette di ricevere migliori indicazioni anche dal punto di vista preventivo rispetto a una “banale” temperatura percepita.

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